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406-180/98 = 610-74-2007


dimensioni format größe tamaño size

centimetri 70 x 50

inches 27,6 x 19,7


tecnica acrilico su tela intelaiata senza cornice
materials acrylic on stretched canvas without frame
technique acrylique sur toile montée sur chassis sans cadre
technik acryl auf streckt leinwand ohne rahmen
técnica acrílico en lona estirada sin frontera

Luigi Perrella nasce in Blevio (CO) il 26 giugno 1950 ed attualmente vive ed opera in Sistiana (TS).
Compie regolari studi scolastici, sino a laurearsi al Politecnico di Milano in ingegneria aerospaziale, superando anche il relativo esame di stato nell’aprile 1976.
L’innato suo spirito creativo lo stimola però da sempre a ricercare anche in altri ambiti – specifici e ricorrenti sono soprattutto i riferimenti figurativi-espressivi – una sua identità esistenziale.
Attraverso formulazioni grafico-pittoriche di sintesi estetico-intimista viene pertanto, quasi inconsapevolmente, a tracciare un iter di analitica introspezione psicologica su se stesso e sul mondo circostante.
Dal marzo 1997 Luigi Perrella inizia dunque a partecipare, con un ritmo più serrato, ad una serie di manifestazioni ed esposizioni; si susseguono così mostre collettive e personali nel cui contesto opere pittoriche di vario formato testimoniano una felicità narrativa pregna di luce e di cromie ora dolci e sfumate ora forti ed irruenti.
In esse si sostanziano emozioni che scaturiscono immediate da un animo sensibile al fascino sempre nuovo della natura e del suo fluire eterno, la cui essenza appena percepita già sfugge nel gioco perpetuo del finito e dell’indefinito, tra il reale e l’irreale, tra il formale e l’informale, nel labirinto chiuso della vita che offre sempre e comunque un’apertura alla speranza, alla luce, alla verità.
Ed è forse quest’ultima la finalità perseguita, abbozzata, perduta e ritrovata da Perrella con l’impasto armonioso, impalpabile e soffuso, a volte violento, sofferto e raggrumato del colore, quale sintesi esistenziale, diario di vita, “nella necessità – come egli scrive – di lasciare traccia di sé, per se stessi, per storicizzare la propria esistenza, per descrivere il proprio valore, per affermare l’utilità di esserci stati, per testimoniare la propria unicità”.
Questa la filosofia di Luigi Perrella, ma nelle sue opere c’è soprattutto la pittura, come sottolinea Carmine Benincasa, docente di Storia della Critica dell’Arte all’università La Sapienza di Roma, quando lo incita a continuare a dipingere e gli scrive… “possiedi la Pittura nella libertà pulsionale del tuo corpo, dei tuoi gesti, delle tue nevrosi, delle tue tenerezze, delle tue affabili debolezze… Cammina tra viola e viola e fra i diversi filari del variato verde, in bianco e azzurro procedendo, vivendo di cose umili, buone e belle come sei tu… Questa pittura – prosegue – che non rende il mondo più reale, ma trasmuta il colore ed il racconto del colore in realtà… Questa pittura è la traccia del quotidiano…” Una pittura che Luigi Perrella sembra aver nutrito delle atmosfere, delle luminosità e delle visioni negozio/VENDUTIve-plastiche-oniriche-simboliche-geometriche-informali di un secolo di storia dell’arte.
Ha forse egli respirato l’incantata magia di certa pittura naive – con riferimento soprattutto all’est europeo (si pensi ai paesaggi di Ivan Rabuzin) – e rivissuto il fabulismo onirico di Chagall alla luce abbacinante del sole e nello splendore della natura lussureggiante; così come ha concepito un ordine armonioso e matematico alla Mondrian, dove, però, al rigore geometrico si contrappone piuttosto una dimensione di afflato lirico e simbolico di richiamo spesso, anche in questo caso, naturalistico che talvolta, anzi, travalica anche la forma e la stempera nella sublimazione di pure sensazioni cromatiche; mentre per altri versi la semplicità disinvolta eppure sicura del dinamismo lineare parrebbe portare il pensiero alla euritmica felicità narrativa di un Matisse.
D’altra parte – al di là delle critiche autorevoli quali quelle di Benincasa – fra gli appassionati d’arte esistono estimatori che ritrovano nelle sue opere anche valori filosofici, come Ruggero Prazio che, individuando nel tema delle “migrazioni” dei fiori – ricorrente in molte opere di Luigi Perrella – una “metafora della vita” vi legge anche intuizioni metafisiche, quando afferma che “quello che l’autore cerca è proprio la trascendenza, la spinta verticale, la possibilità di risolvere le difficoltà e gli interrogativi della vita, tendendo a quella “recondita armonia” che testimonia il compromesso tra l’ansia del conoscersi e l’impossibilità di rispondersi.
L’interrogativo di Perrella non si risolve però in una sterile enucleazione intellettuale, ma diviene narrazione cromatica dell’essenza, ovvero tessuto connettivo di ogni cosa, che trasfonde da e in lui attraverso un cosmico connubio di universalità naturale e trascendentale tanto che, per una sorta di magia, spirito e materia convivono senza prevaricarsi, anzi si potenziano vicendevolmente.
Ed è proprio la spontaneità spumeggiante e pur pregna di spessore che conquista lo spirito, il cuore ed i sensi di chi osserva e alla fine decreta il successo delle opere di Luigi Perrella nelle numerose mostre che si snodano in un iter espositivo da Trieste a Parigi, da Udine a Milano e a Firenze, da Bari a Istanbul e Siracusa...
Si contano ormai numerose le collezioni importanti in cui sono presenti opere di Luigi Perrella; tra queste ultime ci limitiamo qui a segnalarne due che indicano come ed in quale misura l’artista non sfugga all’attenzione di chi – per consuetudine e confidenza con elevati valori artistici e culturali – sa coglierne la peculiarità creativa nella sua espressione originale e vera.
In primo luogo la collezione di Carmine Benincasa , estimatore e profondo conoscitore dell’arte, che ha fatto di questa sua passione la sua professione.
Attualmente docente titolare di Storia della critica dell’Arte alla facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma; già docente di Storia dell’Arte all’Università di Firenze; già membro del Consiglio Superiore del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali; critico d’arte del Corriere della Sera; coeditore e direttore artistico della rivista “Cahiers d’Art”; estensore, curatore e direttore della collana di opere d’arte edita dalla Seat nel 1988 nella limitata tiratura di 3.000 esemplari; Commissario della Biennale di Venezia; autore inoltre di numerose ricerche e pubblicazioni dedicate all’arte del 500 (in particolare Controrinascimento e Manierismo) e all’arte del XX secolo, nonché di monografie sui principali interpreti dell’arte contemporanea.
Ed è proprio Carmine Benincasa ad essere tra i primi a credere nel colore e nel segno di Luigi Perrella, ad individuarne le peculiarità artistiche, a canonizzarne la pittura e a stimarla tanto da voler inserire alcune sue opere fra quelle della sua collezione privata che portano le firme dei più significativi esponenti dell’arte moderna e contemporanea, quali, per citarne solo alcuni, Rubens, Kandinskij, Monet, De Chirico, Matisse, Morandi, Cèzanne, Balla, Masson, Guttuso, Schifano...
Di singolare prestigio ricordiamo in particolar modo, fra quelle di critici d’arte ed esponenti della cultura italiana in cui sono entrate a far parte una o più opere di Luigi Perrella, la collezione di Etta Carignani di Novoli, che annovera, fra le altre, opere di Carnovali (IL Piccio) e di Cronach il Vecchio, della Scuola veneta e toscana, di De Chirico e Guttuso.
Maria Enrichetta Melzi Carignani, oltre che intenditrice d’arte, è un personaggio di primo piano in campo sociale, culturale ed industriale, nazionale ed internazionale.
Sarebbe invero lunghissima la descrizione delle importanti cariche ch’ella riveste, ci limitiamo quindi a ricordare che è comproprietaria dell’imponente “Gruppo Weissenfels”, leader nel mondo in vari settori industriali; Consigliere d’Amministrazione dell’Organizzazione Tipografica Editoriale (la sua famiglia è peraltro maggiore azionista dei quotidiani “Il Piccolo” e “Messaggero Veneto”); Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Presidente Nazionale dell’ A.I.D.D.A. (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda); Vice Presidente Mondiale delle F.C.E.M. (Femmes Chefs d’Entreprises Mondiales, con 33.000 imprenditrici in tutto il mondo); Console Onorario di Francia a Trieste.
ARTITALIA s.r.l. - novembre 1998


I quadri di Perrella non sono belli, possono sedurre molto; però hanno il sapore della pittura, come deve essere la pittura; la pittura non deve essere nè buona nè bella: deve essere pulcrum, deve essere bellezza... deve essere luce restando materia.
Questo riesce a fare Perrella; è una pittura che è un labirinto, perchè invece di introdurre sul mondo apre e spalanca una finestra sull'interno, sulla coscienza, sul cuore.
Ed allora è in realtà una pittura trappola questa di Perrella; è una pittura che fa finta di nominare e ricapitolare il nome del mondo e delle cose del mondo, siano essi i fiori o altre cose... o ruderi o addirittura esplosioni quasi da big bang, ma in realtà registra attentamente, come in un sismografo, le variazioni di una tenera passione di un uomo che, dovendo costruire il mondo come ingegnere, in realtà costruisce il suo castello di sabbia sul mondo e all'interno della coscienza... e quindi i suoi fantasmi... ci racconta come nel suo cuore legge il mondo, come il suo cuore interpreta le cose e quindi è una pittura che rimanda e rinvia su un altro tipo di verità, su una passione: sulla passione del cuore dell'artista dinnanzi al colore.
E quindi è una pittura che si dondola in un'altalena, tra coscienza e mondo, tra cuore e cose del mondo, le cose più prossime: quelle del quotidiano; una pittura giocata su una passione d'amore, perchè ognuno di noi legge ed interpreta il mondo con il cuore che ha, ma soprattutto una pittura che riconosce, rifonda, ricomincia da capo a creare il mondo secondo il fantasma del cuore.
Questo è bello! Viene restituita la primarietà al soggetto, cioè l'artista; all'artista che si pone dinnanzi alla pittura con le sue cadute, con le sue tensioni, con i suoi voli, con i suoi precipizi, con i suoi errori... finalmente una pittura che sia pittura.
La pittura non è mai una questione di volontà tra colui che vuol dipingere e la pittura stessa; ci sono artisti che amano talmente la pittura che si vede, ma la pittura non ama loro: Perrella sì, la pittura lo porta... lo porta, lo ingoia, lo raggruma, lo coccola e... richiede l'assoluto, è come la luce la pittura, la pittura è una materia che diventa luce restando materia, questa è la straordinaria impossibile verità: bisogna restare materia diventando luce, così come bisogna diventare spirito restando corpo, nella nostra storia: quindi la pittura richiede l'assoluto e dipende dall'ubbidienza, dalla disciplina, dalla fedeltà che Perrella sa dare alla pittura.
E’ iniziata una stagione molto importante per Perrella; ho assistito alle trasmutazioni, alle trasformazioni della sua pittura nel giro di due anni, vorticose, vorticose... più si è donato alla pittura più la pittura riappariva piena di... piena di pittura: la pittura non esprime altro che sè stessa...
Carmine Benincasa

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