differenze


Resto sempre ammirato quando, nel vedere un fiore, un uomo, il cielo al tramonto o un gabbiano.., mi viene in mente la storia delle differenze.
Forse è una teoria del cavolo o forse è una teoria geniale e già enunciata da qualche genio ma per me l'ho inventata io; ne vado abbastanza orgoglioso perchè mi sembra intelligente e fortemente emozionale, ci vuole sensibilità per comprenderla, non bastano l'intelletto e la logica, bisogna sentirla dentro, questa storia, per sentire che tra te e il gabbiano la differenza è così infinitesima da essere quasi nulla, per sentire che tu sei… quasi… il gabbiano, e il cielo, e il mare e tutto: ma fisicamente, non soltanto come spirito; forse anche come spirito ma io voglio dire come materia: carne che diventa aria che diventa penne che diventa fuoco che diventa mare…tranne che per certe differenze infinitesime; l'ho inventata io, forse per spiegarmi qualcosa o per giustificarmi in qualcosa o per compatirmi in qualcosa… l'ho inventata io… quindi...…vabbè.
Hai mai pensato alle differenze?
Le differenze si misurano tra grandezze diverse ma omogenee: se sono omogenee e grandi uguale allora sono uguali e quindi non c'è differenza; se sono disomogenee non si possono confrontare, a meno che non si arrivi dall'una all'altra attraverso una serie di passaggi tutti accettabili per omogeneità e tutti portatori di differenze (non c'è peggior mortorio che le identità).
Posso domandarmi: che differenza c'è tra me e il cielo? Sì, dirai tu: basta che riconosci di essere anche matto!
Quindi domandati, domandati pure… e facce ride! Tanto sei matto.
Io non sono matto, al massimo sono un po' disadattato, nel senso che mi adatto male a questa esistenza.
Un po' come uno straniero affascinato dalle differenze ma escluso dalle tradizioni ed isolato dalla lingua.
Vedi che tornano le differenze?
Forse sono più differente da te che dal cielo.
OK, spiego: io e il cielo siamo fatti tutti e due di molecole (questa è l'omogeneità), io più dense lui meno, io di più tipi lui meno, ma tutti e due di molecole: quindi siamo uguali perchè siamo fatti della stessa cosa, e basta. (strano l'aver sottolineato i miei più ed i suoi meno; avrei potuto dire: lui più leggero io meno... e invece!!) Allora sono il cielo e il cielo è me e anche tu sei il cielo e il cielo è anche te! e, meraviglie delle meraviglie, io sono anche te e tu sei anche me.
Pensi solo che sono matto. No? Non pensi che sono matto? Credi che possa essere vero e … certe volte tu sei il gabbiano? Ma tu, non sei quello di prima?
A no? Sei quasi quello di prima; ah...… tranne che per piccole differenze!
Bene: cosa dicevi? Che tu sei più gabbiano di quanto io non sia cielo perchè le molecole simili tra te e il gabbiano sono in maggior percentuale che non quelle tra me e il cielo…hai ragione!
E comunque la differenza tra quanto sei gabbiano tu e quanto sono cielo io, detto che certe volte anche io sono gabbiano e magari tu sei cielo, e certe volte non sono nè gabbiano nè cielo perchè sono mare o quercia… e comunque, la differenza è infinitesima rispetto al fatto di essere qualunque cosa e non soltanto una cosa; ti pare?
Ma torniamo alla MIA teoria delle differenze: le differenze si misurano in un insieme e l'insieme è quello che va dal valore minimo al massimo degli scostamenti…per esempio: volendo misurare la differente altezza della superficie del mare durante una tempesta assumiamo come valore zero quello del mare in quiete, come valore minimo quello della conca d'onda (non so come si chiama) più bassa e come valore massimo quello della cresta d'onda più alta… onde, conche, creste e profondità.
Quant'acqua c'è sotto non importa; ci può essere la fossa delle Marianne o la laguna di Grado... è uguale.
Per gli uomini e fra gli uomini è la stessa cosa, anzi è ancora più emozionante.
La differenza tra un maschio e una femmina? Un cromosoma!
Uno! Capisci? Uno, Uno soltanto.
E tra un bianco e un nero? Pigmenti! Quelli che ci abbronzano. Il nero è sempre abbronzato!
E tra un santo e un dannato? Tra un buon padre di famiglia ed uno stupratore di bambini?
Qui mi trovo un po' in difficoltà perchè mi risulta difficile, anzi impossibile dire che tra un buon padre di famiglia ed uno stupratore di bambini non c'è una grande differenza!
Però una cosa posso e voglio dire: sono due espressioni della stessa natura umana, della stessa anima universale.
E' lo stesso mare, con le stessa profondità e con quelle piccole differenze (rispetto alla profondità) tra creste e conche d'onda.
Piccole, piccolissime differenze, che ne fanno due esseri socialmente così distanti fra loro.
D'altra parte i tabù non avrebbero senso se l'oggetto del tabù stesso non fosse germe in ognuno!
Se non esistesse dentro l'essere umano, dentro l'anima universale, la tensione ad uccidere che senso avrebbe un comandamento "non uccidere"?
Se non esistesse l'invidia del pene verso il padre e la tensione sessuale nei confronti della madre allora perchè dovrebbe esistere il mito di Edipo, il tabù dell'incesto?
Dice: ma io quella tensione per mia madre non ce l'ho.
Primo, secondo me tu non lo sai, come non lo so io.
Secondo: sarai sulla cresta dell'onda, o nella conca, o su un versante... che ne so? Comunque, sotto, tutti abbiamo la fossa delle Marianne della natura umana; con tutta l'acqua, tutte le correnti, la luce e il buio, tutto il caldo e il freddo, il plancton, gli squali, il pesce pappagallo e la balena...
Certo! è che le tempeste fanno danni.
Allora meglio tentare di evitarle, di ricondurle a... mareggiate, al massimo
Riempire le conche o abbassare le creste.
Comunque ridurre le differenze, almeno certe differenze.
Per una maggiore sicurezza sociale, affinchè il gruppo, il villaggio, la popolazione, la nazione, il mondo possano evolversi e vivere in ...pace.
Pace? E cos'è la pace? Le formiche avranno il senso della Pace? E i calamari? Le margherite? Chissà!
E tu? E io?
Sicuro che non hai mai spaccato la testa a qualcuno solo ed esclusivamente per un profondo senso di Pace e comunque libero da una educazione morale, da tabù e comandamenti, da condizionamenti e timori della pena, dalla paura di finire tu con la testa spaccata?
E se non hai resistito e la testa a quel qualcuno l'hai spaccata e quindi sei stato condannato alla pena di morte ed altri hanno spaccato la tua?
Cosa succederà ora? Che altri ancora spaccheranno la testa a chi ha spaccato la tua perchè tu l'avevi spaccata ad un altro?
No perchè quelli che hanno spaccato la tua avevano ragione mentre tu avevi torto.
E perchè tu avevi torto?
Ok, mi sono incartato.
Resta il fatto che le teste si spaccano a centinaia di migliaia ogni giorno, per i motivi più varii ed in numero sempre maggiore con il progredire della tecnologia che, in questo caso, altro non è che la efficacia dei mezzi con cui gli uni spaccano la testa agli altri.
E lo stesso atto ha valutazioni diverse a seconda di dove è compiuto e da chi.
Mi pare che d'Annunzio, nel raccontare la sua partecipazione ad alcuni pionieristici voli di guerra in terra africana, descrivesse come simile allo sbocciare di una rosa carminia la morte per mitraglia dei beduini che correvano, spaventati, a piedi nudi, sulla sabbia.
Chissà se c'è un poeta beduino che ha descritto d'Annunzio ed il suo aereo e come lo ha visto, dal suo differente punto di vista!
E' che tra gli animali "minori" (leoni, tigri, formiche, gamberetti, zanzare...) il diritto alla procreazione si stabilisce (come sempre e anche fra gli uomini) con il criterio della selezione della specie: i potenziali "procreatori" più adatti alla sopravvivenza procreano individui che saranno sempre più adatti alla sopravvivenza e siccome la loro sopravvivenza è fatta di caccia alle prede, fuga dai predatori, notti al gelo, siccità proverbiali... allora la selezione si compie spesso con botte da orbi, confronti di forza, vincitori e vinti, scelta della femmina migliore o di un arem e trombatura generalizzata.
Noi in più abbiamo la furbizia, la capacità di astrazione e l'intelligenza. E poi accaparriamo.
Allora non è più la sola forza a distinguere la maggiore o minore possibilità di sopravvivenza, anzi!
Se erediti un forziere e sei leggermente storpio, un po' gobbo e anche un che stupidino, pur non avendo fatto nulla (il forziere lo erediti) hai comunque un notevole appeal come individuo destinato a garantire il mantenimento della specie e troverai giusta sicurezza (col denaro), giusto riconoscimento (per il denaro) e giusta progenie (a sua volta carica di denaro e destinata a procreare).
Se il forziere non lo erediti ma te lo fai, allora almeno, avrai avuto questo merito.Il merito di avere un forziere, non del modo in cui te lo sei fatto.
Vale tutto e... "pecunia non olet":
E quando la conquista del diritto e della sicurezza alla procreazione è di un gruppo e non dell'individuo vale anche spaccare teste.
La differenza tra uno ricco e uno povero rientra tra le differenze minime tra creste e conche d'onda con sotto la fossa delle Marianne?
Forse no. Se quello povero è così povero che non riesce a vivere e muore la differenza non è più misurabile, diventa incommensurabile, infinita! Uno esiste e l'altro no. Nel primo caso, per quel che ne sappiamo, esiste l'universo, con le onde; nel secondo il nulla.
Insomma, l'unico valore, fin qui in questo mio contorto argomentare, sembra essere quello di poter procreare per esistere.
Anche a scapito degli "altri".
E siccome la cosa più seccante è di dover comunque, anche a testa integra, morire allora speriamo di raggiungere una certa immortalità con la progenie: seme che lascia seme che lascia seme... della stessa pianta.
La pianta si chiama con il cognome. Le femmine, nella nostra cultura, non tramandano il cognome, quindi non sono pianta e non hanno immortalità, sono solo il mezzo per il maschio di generare la sua immortalità.
Quindi essere nati è un valore, vivere è un valore, voler procreare è un valore.
Valore nel senso più primitivo. Chi non nasce e non vive non esiste, non è, e non può procreare.
Poi ci sono i valori aggiunti, culturali, quelli inventati in modo funzionale all'evolversi di una certa società, talora universali, molto più spesso speculativi.
Il valore dell'onestà (è onesto un progettista di armi?)
Il valore della fedeltà (è fedele uno sultano con l'harem?)
Il valore della lealtà (verso il mio interesse, naturalmente)
Il valore del rispetto della vita (anche di un pigmeo nella giungla, ucciso con un'arma progettata da quel progettista onesto, per ragioni di fedeltà ad un ideale di benessere del mio popolo, di lealtà ai difensori dei principi irrinunciabili di libertà?)
Ho il dubbio che ci siano valori reali e valori fittizi, riconosciuti e non, riconoscibili e non e il tema, pur affascinante, è troppo grande per me, che non saprei affrontarlo.
Certo ci sono differenze anche tra i valori, tra gli individui che si riconoscono in un valore, tra i modi di riconoscersi nello stesso valore...
E poi, anzi prima, c'è il mistero della vita.
Già, il mistero della vita, della mia vita, di me creatura voluta dal Mistero; animale che nasce, mangia, defeca, dorme, copula e muore; individuo con una specificità riconoscibile ed auto-riconosciuta nella sua differenza da quella degli altri individui; persona con un fardello di diritti e doveri nei confronti delle altre persone; uomo! con i sentimenti, le emozioni, la fede, la speranza... l'anima
Anima?
La mia Anima. La mia Vita. Dopo aver mangiato e cagato, dopo aver scopato, dopo aver recintato la mia casa, dopo l'aver avuto il rispetto dei miei diritti, dopo aver onorato i miei doveri. O prima?
Meglio prima, perchè così tutto quello che fai lo fai in compagnia della Tua Anima e sicuramente farai tutto meglio, dal gabinetto al rispetto di te stesso e del prossimo e dalla scelta di lavorare progettando armi a quella di realizzare il benessere dell'umanità attraverso il tuo sano benessere.
Sano, intero, di te animale, individuo, persona, uomo, Anima.
Ma se questo fosse "giusto" prerequisito per la specie, allora perchè ci sono delle differenze?
Secondo me ci sono due possibilità.
Prima possibilità: non è vero che Sano sia "giusto" prerequisito; vederlo "giusto" è solo un limite di chi in tal modo lo vede ed il fatto di vederlo "giusto" o non "giusto" rientra nelle possibilità date dalle differenze.
Seconda possibilità: E' sempre "giusto" e non ci sono differenze perchè noi, pur nelle nostre individualità, personalità e sensibilità siamo solamente diverse manifestazioni della stassa Anima, della stessa Vita ed abbiamo solo il ruolo di renderla possibile.
Nel primo caso esisterebbero tante "cose" differenti fra loro.
Nel secondo caso una "cosa" sola che si manifesta in modi differenti.
Comunque il concetto di differenza ritorna e c'è sempre!
D'altra parte la "differenza" sembra essere la base prima su cui poggia la possibilità dell'esistenza della vita; chissà se anche dell'Anima.


4 febbraio 1999