Mi espongo
Necessitą di lasciare traccia di sč, per sč stessi,
per storicizzare la propria esistenza,
per descrivere il proprio valore,
per affermare l'utilitą di esserci stati,
per testimoniare la propria unicitą.
Frammenti: vengono da lontano o si raccolgono lungo il percorso;
ci appropriamo di loro, pił spesso si appropriano di noi; e sedimentano dentro, si trasformano in quello che non sono e ritornano, irriconoscibili,
a dettare l'essere;
almeno fintanto che non si č.
Necessitą di riconoscermi,
desiderio di essere riconosciuto;
per la mia storia ed il mio valore.
Diario?
pochi pensieri; che rimangano a posteriore testimonianza di come sono stato;
per ricordarmi di me, per ricordarmi che sono esistito, comunque,
e che esisto ancora almeno per potermi riraccontare.
Le parole richiedono logica, impongono razionalitą;
occorre scegliere la parola giusta che significhi esattamente;
č necessario conoscere e razionalizzare il pensiero;
la razionalitą č nemica della veritą, di per sč stessa non razionale.
Le parole non mi raccontano la mia veritą, ma la veritą che voglio e credo mia.
I miei disegni
Li ho cercati: in cantina, nel sottoscala, in un armadio, da un conoscente...
qualcuno con una bella cornice,
i pił sporchi e rovinati;
reduci da un allagamento, con il vetro rotto...
Nessuno dimenticato.
E raccontano di me a me stesso,
con una tale veritą che nemmeno l'io autore sa quale essa sia;
ed io mi domando: cosa volevo dirmi?...
ed ogni volta mi do una risposta, almeno un poco, differente.
E mi domando: chi sono?...
ed ogni volta mi do una risposta, almeno un poco, differente.
marzo 1997
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