Le Regole


mi viene in mente la parabola della trave nell'occhio
perchč le regole che non vanno bene sono sempre quelle degli altri, che gli altri ci impongono o che semplicemente si applicano fra loro?
perchč non sono mai le regole che io mi do e che se non mi do da solo comunque accetto per convenienza.
perchč non devo essere io a dire di no, nel mio quotidiano, cento volte al giorno ed una volta ogni tanto anche per situazioni che cambiano la vita e che possono anche disastrarla?
certo, la mia vita!
il tuo lavoro č "boia" e ti paghiamo benissimo.
ma io non voglio fare il boia!
ma tanto se non lo fai tu lo fa un altro.
e chi se ne frega! io non lo faccio!
peccato che anche l'altro non dica di no e se tutti dicessero di no sparirebbe il lavoro del boia.
giovanissimo ingegnere aerospaziale lavoravo all'agusta di cascina costa e dopo il rotore di coda dell'hirundo A109 mi sarebbe stato assegnato il modello matematico dei flussi intorno al mozzo principale del nascente A129.
oh, era un riconoscimento notevole... sarei stato il capetto di quel reparto, che era nuovo, non c'erano i portatili, si andava a schede perforate e stampanti ad aghi di infiniti lenzuoli di numeri...
in quei giorni lessi un articolo su un giornale:
"la bomba arancia"
diceva pių o meno che a seguito dei risultati positivi delle sperimantazioni sul campo il tizio che l'aveva progettata era passato a capo di qualcosa, era stato promosso, aveva fatto carriera... non mi ricordo.
la bomba arancia? si chiama cosė perchč somiglia al frutto ed č "dipinta" (come stuprare una parola!) d'arancione.
esplodendo spara intorno migliaia di microsfere in materiale vetroso e trasparente.
gli astanti si beccano le sferette che, ovviamente, non uccidono.
entrano in circolo nelle vene (o arterie) finchč arrivano a vasi piccoli ostruendoli.
paralisi, semiparalisi, cancrene... il massimo danno per il nemico; trasparenti ai raggi x, per non poter essere individuate e rimosse.
l'esperimento "sul campo" era andato bene.
tutto questo me lo ricordo cosė cosė, invece il film che mi feci nella testa, quello, me lo ricordo benissimo: giovane americano biondo e con mascella larga, bello e aitante, che scende sorridente dalla sua cabriolet argento parcheggiata a margine di un curatissimo praticello.
giovane americana modello california che, anche lei sorridente, gli corre incontro seguita da due marmocchi bellissimi e biondi pure loro.
si abbracciano, lui la fa roteare nell'aria, a lei svolazza la gonna leggera, i cuccioli saltano urlicchiando partecipi di quella allegria.
lui: č andata benissimo (la prova sul campo) e sono stato promosso: xmila dollars a settimana... ora potremo cambiare casa, potrai avere quella cucina e quel vestito e i nostri bimbi potranno frequentare la tal scuola...
ho detto: no grazie, tutti quei numeri su quei lenzuoli di carta... allora ti diamo un altro incarico! no grazie, un altro incarico... no grazie, grazie.
e mi sono dimesso!
ho detto di no.
e l'ho detto e ridetto ancora e ancora, uno per ogni aereo da cui sono saltato e sui concorde si viaggia da dio! solo che ogni tanto la regola č che devi buttar gių qualcuno e quando č stato il mio turno ho preferito buttarmi io.
non mi sto vanagloriando, io sono semplicemente fatto cosė. non ho merito e non c'ho palle!
ho capito le regole ma non so giocare e non so pių nemmeno cosa farmene di me stesso disadattato ed autoemarginato da un gioco che non so giocare forse solo per somma presunzione o semplicemente e veramente perchč non c'ho palle!
mi monta dentro l'odio!
l'odio per lo scontrino che IO non chiedo
l'odio per l'iva che per spendere meno IO non pago all'artigiano
l'odio per questo MIO notebook fatto per tre quarti in cina e per la MIA chitarra fatta a taiwan
l'odio per i soldi, maledetti soldi che IO non so arraffare
l'odio per tutte le volte che IO non riesco a dire no
l'odio per i non-risultati che IO ho ottenuto da quelle volte che "no" l'ho detto
l'odio per questa casa che io ho pagato solo in piccola parte e che per il resto č frutto del lavoro di minatori sudafricani, coltivatori della pampas, bambini thailandesi... e di esperimenti sul campo.
l'odio per un negretto che mi suona e dice che ha fame
l'odio per me che non gli apro e gli dico "la mamma non c'č" e non ho nč il coraggio di mandarlo affanculo nč il coraggio di sfamarlo come un fratello.
l'odio per come ci resto male e come mi dispiace, dopo.
l'odio per chi mi ha detto, con sberleffo, ma: tu sei nella giungla e vuoi fare l'agnellino?
ma chi l'ha detto che siamo nella giungla?
te lo dico io chi l'ha detto: tutti quelli che non hanno mai detto "no!": per convenienza.
ed allora diciamoci la veritā: comanda il dio soldo da 1 ad infiniti euro, o dollari o valuta a scelta: ma da 1 (in lettere = uno) e la regola principe č quella della legge del menga.
dopo di che scegliamo tra di noi, SCEGLIAMO!, i capi, i politici, i generali... cui non dire mai "no, io non ci sto"..

01 aprile 2005