oggi
è Pasqua di Resurrezione, preludio alla Rinascita, "...quasi la vigilia dell'attesa del risveglio", "...preparando la strada al sorgere del boato maschio" ma non ancora è l'alba ed il mio cuore piange la nostalgia di quell'alba che pur ci fu ed io riposi in attesa, sospesa nelle mie viscere, pronta ad esplodere solo che i muscoli e la ragione la liberassero dalla prigione.
E il mio cuore piange, talora grandina disperato quasi a voler autodistruggere con quei chicchi duri e freddi un raccolto che pur germoglia da tanto tempo; ma più spesso piange di una pioggerellina sottile, sospesa nella bruma di un mattino d'autunno, velando ed ovattando i colori, alterando i contorni come fa l'acqua che scende sulla vetrina dei fiorai.
I fiori dietro, i colori e le forme, assumono nuova vita e pulsano seguendo le macchie d'acqua che scendono lungo la lastra di vetro, ingannando i sensi ma non lo spirito che sa di dover sfondare quella lastra, attraversare la bruma del mattino e giungere al mezzodì di primavera, con il sole alto e caldo a nutrire i germogli, a cullare i fiori, a raccogliere i frutti quando l'estate trionferà.
Ho dipinto un mare quasi nero con un cielo che da blu cobalto giunge all'orizzonte quasi bianco.
Non è un quadro tecnicamente interessante, che sono due strisce di colore, seppur con sfumature semplici e lineari.
Non è un quadro espressivamente interessante, perchè il mare è così compatto e scuro che poco dichiara il suo nome ed il cielo è infantile e semplice, senza turbamenti, senza movimenti.
Ma se ti lasci catturare da quella sottile striscia intorno all'orizzonte, allora è un quadro emotivamente bellissimo: l'incontro tra il nero del mare ed il bianco del cielo e le sfumature appresso danno una sensazione di tremula luce in fondo, di distanza infinita tra questo mare scuro e livido ed il cielo blu un po' cupo.
Certe volte il mare ed il cielo sono proprio così: ieri erano così.
Il mare, pur calmo e piatto, non è invitante al tuffo ma distaccato e serio; il cielo non lo avvolge ma lo accompagna verso l'infinito senza mai toccarlo e separandosi da esso con una luce bianca all'orizzonte.
Quanta strada manca ancora per raggiungere quella luce!
Se ti metti in navigazione, se dai principio al viaggio, ti accorgi che il tuo viaggiare non ha influenza su quella luce che resta equidistante ed insensibile ai tuoi sforzi, alle tue fatiche, al tuo cammino ed alle tue conquiste.
Lei è sempre là: bianca ed irraggiungibile.
Certo è meglio affrontare il viaggio che restarsene comodi ad osservare l'orizzonte dalla finestra delle proprie certezze, i gomiti poggiati al davanzale dei piccoli privilegi, gli occhi fissi che vedono attraverso le lenti di una gabbia dorata incapaci di guardare e di scoprire, ormai privi di curiosità e poggiati su quel mare non a farsi cullare dalle leggere onde nella leggera brezza ma solo a cercare sostegno fisico alla stanchezza di quel non esistere; fino a vedere solo un colore compatto e sfocato in basso, avendo del tutto perso il cielo in alto e l'orizzonte oltre l'infinito.
Certo è meglio affrontare il viaggio, ma io non ho scelto perchè sono nato per quel viaggio, come il servo nasce per servire ed il sole per risplendere.
Col destino di chi non può starsene alla finestra a non guardare, vittima della curiosità che ti travolge tuo malgrado, preda della necessità di sapere perchè e dell'incontenibile passione che t'impone d'alzare lo sguardo, pur riconoscendo la tua impotenza, il tuo limite, ti ritrovi su quel mare dal colore intenso e affascinante, nel piccolo guscio della tua piccola forza, sotto il cielo cobalto che non incontra mai il mare e che con esso definisce un confine di luce bianca e distante verso la quale poni la tua meta.
E parti, lasciando il resto sul bagnasciuga:
cose colorate, stoffe svolazzanti, oggetti luccicanti, amori piangenti e nemici contenti, e tanta indifferenza.
Sei solo!
Terra! Terra! Sei felice dentro. Terra! Terra! Ti fermi, ti dai da fare, lavori a "scrivere il libro della tua vita" e ritrovi:
cose colorate, stoffe svolazzanti, oggetti luccicanti, amori piangenti e nemici contenti, e tanta indifferenza.
Sei solo! Ancora in mare. Voglio la mamma! Voglio Terra! Terra.
Terra! Terra! Terra! Sei felice dentro. Terra! Terra! Ti ri-fermi, ti ri-dai da fare, ri-lavori a "ri-scrivere il libro della tua vita" e ri-ritrovi:
cose colorate, stoffe svolazzanti, oggetti luccicanti, amori piangenti e nemici contenti, e tanta indifferenza.
Sei solo! Ancora solo! Sempre solo! Soltanto solo! Solo solo!
Ancora in mare.
E l'avventura si ripete finchè non finisce il mare piccolo abbracciato dalla terra... ed allora è l'Oceano.
Sei frastornato, attonito, quasi incosciente, privo di sensi con la carne nuda alla mercè di ogni più piccola sollecitazione: un alito di vento, il salmastro del mare, il sole che ti brucia... solo cuore pulsante di passione, nostalgia della mamma, della tenerezza, del calore di quel mondo liquido e caldo che ti cullava e proteggeva ed a tutto dava risposta quando tu ignaro ti preparavi a dar corso al tuo destino... nostalgia di una Terra fatta anche di cose colorate, stoffe svolazzanti e oggetti luccicanti ma soprattutto di amori sorridenti, amici contenti, e tanta gioia di esserci e di partecipare.
"Nostalgia di un uomo che vuol tornare casa" e che purtroppo ha perso l'indirizzo e non lo trova più; e lo cerca nell'oceano.
Tutto è immenso nei toni del blu, e la luce è sempre là lontana equidistante ed irraggiungibile.
Tranquillità, almeno.
Ma il cielo si rabbuia, il mare si agita... il temporale, la burrasca, la tempesta, il fortunale, il tornado e... torna la "quiete dopo la tempesta", il mare calmo e piatto, il cielo che non lo avvolge ma lo accompagna verso l'infinito senza mai toccarlo e separandosi da esso con una luce bianca all'orizzonte.
Il piccolo guscio della tua piccola forza sconquassato, i vestiti inzuppati, il fiato corto e lo stomaco in subbuglio per la troppa acqua salata che ci si è ficcata dentro, i muscoli dolenti e le membra stanche... e lo sguardo all'orizzonte bianco, alla luce che ti chiama, alla meta agognata.
E la terra non c'è.
E tutto ricomincia sino al prossimo fortunale.
Poi un giorno quel giorno diventa incantato, il cantico del mare si sospende nell'aria, il blu ne diventa piedistallo e l'azzurro del cielo ne disegna i contorni infiniti.
Tutto diventa immobile.
Il cuore è in subbuglio perchè sa, l'estasi ti conquista e tutto sembra placarsi dentro, verso quella immobilità.
Tutto si ferma, tranne quella luce all'orizzonte.
Ora è Lei che viene a te, che tu non sei stato capace di misurarLa.
Lenta ma inesorabile si avvicina, ti incontra, ti illumina, ti abbaglia, ti avvolge, ti annulla.
Tutto è Luce.
Non provi più nè sentimenti nè emozioni che tutto ti è ignoto...
perchè tutto si fa;
tutto quello che era da dire è stato detto, tutto quello che era da scrivere è stato scritto, tutto quello che doveva essere ora è!
Ecco perchè è un quadro non virtuoso, non espressivo ma molto emotivo: perchè racconta la morte e la resurrezione...
Ti ho raccontato della mia mostra a Monfalcone?
Mi ha dato la soddisfazione di vedere tante persone attratte dai miei quadri, che passavano ignare davanti alla vetrina, incespicavano nei miei colori, sparivano lente oltre lo stipite per ricomparire un attimo dopo indietreggianti, fino alla soglia della sala, talora entrando, comunque per un attimo rapite dai miei quadri.
Li ho esposti in un modo di cui già ti parlai (e che puoi vedere nelle fotografie che ti mando), cioè tutti attaccati tra loro...
Nei tempi morti leggevo il Corano. O guardavo i miei quadri.
Sono differenti fra di loro, lo stile non è unico ed il soggetto men che meno.
I colori sono forti e decisi, timbrici, e spaziano dal nero al bianco, coi rossi rossi, i blù blù, i verdi verdi.
Eppure tutti insieme sembrano una cosa sola, un unico discorso, un'unica emozione.
Mi è piaciuto questo, perchè è stato come scoprire la mia unicità, fatta di tanti aspetti e di tanti colori, ma comunque fedele al mio cuore, alla mia tristezza o alla mia gioia, alla mia nostalgia o alla mia fantasia.
E ho capito!!!!
E' una pittura Coranica!
Non ridere (o se vuoi ridi, che il ridere fa bene allo spirito ed è segno di vitalità), ora ti spiego: sai che le Sure del Corano sono raccolte per lunghezza ed i versetti per selezione di luoghi e momenti in cui sono stati pronunciati da Maometto secondo chi quei versetti aveva trascritto e conservato.
Insomma, sembra non ci sia un senso logico nè tantomeno cronologico.
E ci sono sette modi per interpretare il tutto.
Eppure il tutto c'è e dice quello che dice, è quello che è: il Corano!
Anche i miei quadri, presi a uno ad uno, possono avere un senso proprio ma raccontano la loro storia solo se presi tutti insieme e non importa in che ordine.
Allora si confondono tra loro ed ogni versetto sembra collocato al posto giusto, qualunque posto gli dai, a raccontare una storia che diventa la storia mia ma anche di quelle persone che rapite tornavano indietro, con una storia sempre diversa ma che era scritta ugualmente nella casualità di quella raccolta ed ognuno, dopo un primo sguardo panoramico, ne iniziava la lettura da destra o da sinistra o dal centro o da un punto qualsiasi e trovava il nocciolo del discorso ora qua ora là, senza predeterminazione...
Ti piace? A me sì!
con affetto
12 aprile 1998
|