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Il colore è la gloria della luce
Uno sguardo poetico sull'universo ricapitola il cosmo in un segno o in una parola. La filogenesi dell'universo, secondo Teilhard de Chardin, si compie nella coscienza dell'uomo: l'evoluzione del cosmo passa dalla cosmosfera alla noosfera, fino alla coscienza dell'uomo, per compiersi nella Cristosfera. Lo scienziato Luigi Perrella ha esplorato la struttura dell'universo, e quando é giunto al mistero non ancora noto di esso, ci si é sprofondato e lo ha celebrato con la poesia del colore. L'artista ha realizzato una serie di opere sulla luce come metafora interiore della sua immaginazione dell'Universo; l'Universo é l'immagine speculare della luce, e la luce é colore, materia che si fa luce. Solo la poesia del colore può narrare con stupore - in aenigmate et per speculum - il mistero indicibile del creato. Dal cantico del cosmo nascono una serie di quadri dell'artista, che sussurrano lo splendore della terra. Successivi quadri intrecciano la gloria di ciò che la terra germina con tutto ciò che la vita fa germogliare (si pensi alle "nature morte" di frutti della terra, a "Fuoco, Cuore della Terra", "Tramonto"). Con l'opera "Tramonto" la pittura di Perrella giunge autonomamente ad una soluzione formale e cromatica similare ed allusiva all'opera di artisti che per strade storiche diverse e con esiti formali di tutt'altra specie erano giunti a conclusioni paritetiche: si pensi a M. Rothko o M. Schifano. Ritmi e suggestioni formali di altri artisti non sospingono a compimento il cammino artistico di Perrella, né la poesia di alta estrazione artistica di pittori storicamente antecedenti sono le referense genetiche di questi suoi componimenti poetici. Perrella vi giunge solo attraverso lo sguardo scientifico dei ritmi delle varie stagioni del creato, e la sua immaginazione modula la conoscenza poetico-scientifica nello spazio della tela. Le opere "Nucleo di Speranze", "Raggio di Sole", "Tardo Pomeriggio" giungono a risultati formali che rinviano alla testimonianza di artisti dell'Action Painting fino ai nostri giorni. La poesia e la scienza permettono a Luigi Perrella di ricapitolare il silenzio della scienza quando si arresta dinnanzi al mistero del creato e a richiamare e citare la coscienza storica della cultura artistica del XX secolo. Il grande storico della filosofia medioevale Jean Guitton, in "Il mio testamento filosofico" (Milano 1997, tr. It. di Giannetta Di Paolo, pag. 86-87) cita un immaginario dialogo con il pittore El Greco del XVI secolo. Ecco un piccolo brano: Guitton: La disfatta del tempo, l'onore dello spazio. El Greco: Vedo che Lei capisce queste cose e che il nostro modo di pensare é simile. La pittura, nel ventesimo secolo, ha dimenticato il disegno e disprezzato lo spazio. Il Rinascimento lo aveva assolutizzato. Bastava relativizzarlo. Anche Lei, Guitton, ha relativizzato lo spazio senza annullarlo. Guitton: Non ho fatto altro che imitare Lei e così da lontano che qualsiasi idea di somiglianza sembra offensiva. Lo spazio ideale e puro nella sua stabilità statica é come un'immagine di eternità. Ma la forma e la spazialità non sono la sostanza, e non sono divine. Sono soltanto immagini. Eppure senza di esse non possiamo pensare a ciò che va al di la di esse. El Greco: La nostra arte infatti, Guitton, rispetta la dignità delle forme, senza sacralizzare la prospettiva, senza essere schiava delle misure, senza idolatrare la geometria. Guitton: Che cos'é il colore, El Greco? El Greco: Guardi l'armatura del Conte, il manto della Vergine, la pianeta del Vescovo. Il mondo sensibile é luce cristallizzata, la sua sostanza é irradiazione. Il colore é la gloria della luce. Guitton: Parole misteriose. Qualche volta le ho pronunciale come delle formule sacramentali. Ma che cosa significano? El Greco: Dovrebbe capirle prima di entrare in Paradiso. Ma Dio le invierà un angelo e lei capirà. Con queste opere Luigi Perrella guarda il cielo, contempla lo spendore del mistero dell'universo dinnanzi a cui la scienza tace, senza saperlo penetrare. Lo fa con la poesia del colore, quella "poesia che é figlia dello sguardo". Uno sguardo unico in cui tutto é racchiuso. Questa é la vita nella poesia e nel colore: la poesia é mistero. Nel tentativo di esprimere tutta la verità e lo stupore dinnanzi all'universo, l'artista si accorge che la verità é un segno, un gomitolo di colore, un grido senza alfabeto, un'immagine ostinata, incancellabile che ci abbaglia di luce. Al contempo é lo straniero, la cui storia per noi é di poter vedere attraverso lui, attraverso le sue ovatte di colore, a noi resta la possibilità di conoscere le sillabe incompiute di un universo di colori. Ci resta la nostra avventura e la nostra visione di un cielo inaccessibile alla visibilità delle cose. Carmine Benincasa ottobre 2000 |