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Mostra di pittura
Un artista del XV secolo, Cennini, ha scritto che la pittura é "... l'arte di trovare cose non vedute..."; questo può essere interpretato in due modi: da una parte la capacità di far notare qualcosa a cui non si era ancora fatto caso (ci siamo passati davanti sovente ma non l'abbiamo mai notato), dall'altro la possibilità di evidenziare lati inusuali in qualcosa che già conoscevamo ma che potrebbe avere interpretazioni differenti: c'é qualche sfaccettatura che non avevamo notato. Per dirla con un critico contemporaneo, Filiberto Menna, "... lo stesso gesto può assumere allora il senso di un atto ermeneutico e non più solamente semiotico (quindi é suscettibile di interpretazione e non basta più guardare solo al segno) nella misura in cui esso reinventa, per così dire, l'oggetto immettendolo in una nuova rete di significati, di pensieri...". In questa seconda accezione alcune delle opere esposte indicano un nuovo modo, differente, di vedere i fiori. Normalmente assimiliamo i fiori alle piante e l'idea che associamo alle piante é che siano immobili, ben radicate al terreno, al contrario degli animali, esseri viventi, che invece si muovono. I fiori di Perrella si muovono ed é interessante ideare un percorso, in questa mostra, che riconduca il movimento ad un filo logico. I fiori che vediamo subito all'ingresso appaiono "fermi al posto" ma non per questo sono immobili; vibrano, sono mossi dal vento. Il fiore sorge dove é caduto il seme, quindi non ha altra possibilità se non quella di tendere al sole; e nel protendersi quasi si stacca da terra, anzi si stacca e comincia a fluttuare. Quelli di "Lavanda" sono decisamente radicati al suolo, ma la loro tendenza, il loro desiderio é senza dubbio quello di muoversi, di uscire dal quadro, di andare a vedere più in là; consapevoli della propria bellezza non possono più rimanere, devono andare, devono migrare. Poi quei fiori grandi, abbacinanti, autorevoli protagonisti in uno sfondo blu scuro; e lo sfondo si fa meno indeterminato ed assume una connotazione propria, più personale, il cui indizio é il colore. Il meccanismo del movimento si accentua e con il suo aumentare i contorni si sgranano, diventano meno determinati, come di oggetti che appaiono sfocati per effetto della velocità; il colore corrode i loro limiti verso quella che é stata definita la "dissoluzione assoluta della forma". Sono fiori, forse grumi di colore, cristalli di quarzo, entità che vagano tra mille mondi sconosciuti; ogni fiore solo ma insieme, solo e dominatore, dominatore di sé; e ci si chiede: dove vanno? da dove vengono? cosa li spinge a muoversi, a migrare? C'é il colore a denotarlo, ma anche un movimento ondulatorio. Una serie di acquarelli costituisce una finestra che si affaccia dal percorso ed é la testimonianza figurativa dell'amore per il mare, visto come luogo-origine in cui rifugiarsi. Finché il processo di sfumatura dei contorni trasforma i fiori in oggetti totalmente informali che hanno dimenticato la parentela con Jan Bruegel e sono ormai più vicini a Willem De Kooning. Da qui parte un altro filone completamente differente che comprende una intera serie di dipinti. Quando si parla di movimento lo si intende, normalmente, da sinistra verso destra o tutt'al più da destra verso sinistra; già lo spostamento in profondità acquista significati diversi; movimenti verticali, dal basso verso l'alto, come in alcuni di questi quadri assumono un significato che tende alla trascendenza, all'elevazione morale, alla spiritualità. Nel '59 Fontana aveva scritto "...le figure pare abbandonino il piano e continuino nello spazio i movimenti rappresentati..." ed ecco allora in questi quadri le figure ieratiche che richiamano personaggi sacri. Un parallelo inusuale tra queste figure ed i fiori ci é dato dalla teoria sviluppata da un sociologo di inizio secolo, Ferdinand Toennis, che aveva introdotto i concetti di società orizzontale, in cui tutti i componenti hanno pari importanza come sembra essere tra questi fiori trasmigranti, e di società verticale, la gesellschaft, strutturata in maniera gerarchica, in cui la posizione di ognuno e sopra o sotto quella di qualcun altro; giusto quello che accade accedendo all'ordine metafisico. In ultima analisi, in queste migrazioni viste come metafora della vita, quello che l'autore cerca é proprio la trascendenza, la spinta verticale, la possibilità di risolvere le difficoltà e gli interrogativi della vita rivolgendosi alla parte metafisica, tendendo a quella "recondita armonia", dal titolo di uno dei suoi quadri, che testimonia il compromesso tra l'ansia di conoscersi e l'impossibilità di rispondersi, cercando nel lato sensitivo e "dipingendo le cose come le si sentono" (parafrasando un critico francese). Ruggero Prazio 2 settembre 1997 |